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Rinnovabili da record

Sabato scorso a Trescore Comasco, in provincia di Cremona, la Pozzali Industrie alimentari ha inaugurato il suo tetto da record: 500 pannelli fotovoltaici su 700 metri quadri, il più grande d'Italia. Sufficiente ad assicurare, con i suoi 90 kilowatt, energia elettrica a tutta l'azienda.

Notizie di questo genere, nelle ultime settimane, si susseguono. «Stiamo entrando in un 2008 a tutta velocità – osserva Gianni Silvestrini, direttore del Kyoto Club –sia per il fotovoltaico che per l'eolico. Finalmente pare che il punto di svolta sia alle nostre spalle».

Le cifre di chiusura del 2007 appaiono eloquenti. L'eolico, secondo l'Anev, negli scorsi dodici mesi ha conseguito il suo record italiano assoluto (almeno finora) con 634 megawatt installati (+51% sul 2006). E la potenza raggiunta comincia a farsi ragguardevole: «2,7 gigawatt e 4,3 terawattore prodotti nel 2007, pari al consumo elettrico di 4,5 milioni di italiani», dichiara Simone Togni, segretario generale dell'associazione.

Ancora più vistoso il ritmo del fotovoltaico: oltre il 500% in più in un anno,anche se il punto d'approdo è, almeno per ora, ben più piccolo, nell'ordine dei 60 megawatt installati. Questo, stando alle stime del Gse, il gestore dei servizi elettrici che gestisce il conto energia e che rileva soltanto gli impianti effettivamente entrati in funzione e connessi alla rete elettrica nazionale (in tutto 6.167). Ma già nei soli primi nove giorni di gennaio 2008 il Gse doveva aggiornare i suoi dati con 195 nuovi ingressi, sia sul primo che sul secondo conto energia. «Nel 2007, tanto per dare un'idea, si è istallato fotovoltaico in Italia più di quanto si è fatto in tutti i 25 anni precedenti – osserva Silvestrini».

Tutto in rosa lo scenario, quindi? Non proprio. Se nell'eolico il segnale del 2007 è di allineamento all'Europa, molta è ancora la strada da fare. «I nostri 2,7 gigawatt sembrano una cifra rilevante – spiega Togni – ma a confronto dei 12 spagnoli e degli oltre 20 tedeschi ci danno la misura di un ritardo che dovremo colmare se vogliamo centrare gli obbiettivi di Kyoto e dell'Unione». L'Anev ha calcolato che, per raggiungere i 18 terawattore eolici al 2012 (livello compatibile con gli impegni europei), anche nel 2007, anno buono, sono mancati all'appello, sulla tabella di marcia ottimale, circa 1,3 terawattora. «Che dovremo recuperare nei mesi a venire – osserva Togni – favoriti dal fatto che l'eolico ha raggiunto ormai un buon grado di accettazione sociale, e questo sull'intero territorio nazionale».

Anche nel fotovoltaico, accanto alle luci, le ombre non mancano. Secondo l'analisi compiuta dal Gse sul 2006-2007 risulta che soltanto il 34% degli oltre 12.400 impianti "prenotatisi" nella primavera del 2006 – all'avvio del primo conto energia, poi riscritto – è stato realizzato. Gli altri, specie i più grandi, o si sono persi per strada, («bandierine fittizie », le definisce Silvestrini), oppure procedono, in fase realizzativa, più lentamente del previsto. Sul secondo conto energia, partito dall'aprile del 2007 (e che paga la tariffa incentivata solo all'atto dell'effettiva entrata in esercizio) risultano partiti, per il 98%, solo impianti di piccola taglia (sotto i venti chilowatt) mentre le iniziative più grandi hanno segnato il passo, «e potrebbero cominciare a manifestarsi – rileva il Gse – in modo consistente soltanto quest'anno».

«Non siamo in presenza di una sorta di bolla dell'eolico o del fotovoltaico – osserva Silvestrini –. Al contrario c'è una marcia in più da innestare. Ed è imminente una nuova direttiva europea che dettaglierà, Paese per Paese, l'obiettivo del 20% di energia da fonti rinnovabili al 2020. Qui l'asticella verrà alzata anche per l'Italia: in dodici anni dovremo triplicare, dal 5% attuale al 17% la nostra quota di nuove rinnovabili sull'energia primaria, pena sanzioni. E questo target europeo significherà necessariamente, per l'Italia, obiettivi vincolanti regione per regione, con penalità quali i commissariamenti. Un'accelerazione però possibile: oggi il secondo Conto energia funziona bene, viaggiamo al ritmo di mille impianti al mese, ed è un bene che siano piccoli, diffusi e distribuiti. Ancora meglio se ben integrati architettonicamente, area dove potremo anche sviluppare competenze di rilievo internazionale».

«L'ultima finanziaria finalmente prevede obblighi e sanzioni per i grandi gestori elettrici sui tempi di interconnessione dei nuovi impianti – aggiunge Dario Soria, segretario dell'Assosolare – e da queste nuove regole ci aspettiamo un ulteriore fattore di impulso».

«Non solo, la Finanziaria oggi garantisce la tariffa incentivata massima, compreso il bonus per la buona integrazione architettonica, ai tetti solari sugli edifici comunali – rileva Andrea Bollino, presidente del Gse – e qui al Gse stiamo aprendo, insieme all'Anci, un apposito sportello per gli enti locali, con attività di formazione sul fotovoltaico e sulla gestione del conto energia».
C'è però il rischio, nel fotovoltaico, di puntare troppo in fretta su impianti troppo grandi, a misura di grandi automatismi sul conto energia, ma sbilanciati su tecnologie ancora in fase di fortissima evoluzione. «Quando invece sarebbe meglio destinare le risorse pubbliche, per esempio quel 20% del costo degli impianti ottenibili via fondi regionali, alla ricerca e sviluppo. La strada migliore è infatti – osserva Silvestrini – la moltiplicazione dei piccoli operatori flessibili, finanziati solo dal conto energia. Invece di poche, ma rigide, iniziative di grande taglia. E, insieme, lo sviluppo di tecnologie innovative nell'offerta, imminenti anche in Italia».

Fonte: www.ilsole24ore.com

 
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